Remissione dei peccati
Alle sei di sera la città gremiva la piazza.
Nessuno aveva risparmiato la propria presenza: il popolo dei lavoratori si era riunito per ascoltare quello che aveva da dire chi, di volta in volta, sarebbe salito sul palco. Si attendeva il primo intervento, sebbene l’aria pesante, le strida, i commenti ed i borbottii non facessero presagire nulla di buono. Sul palco in fondo alla piazza salì un sindacalista, desideroso di ribadire tutto il bene che egli aveva fatto, sacrificando la sua vita privata, la famiglia, la carriera, ogni cosa.
“Compagni”, iniziò il sindacalista. “Tu sta’ zitto”, gli rispose qualcuno tra la folla. “Sei un ladro, e queste sono le prove”. E alzò le sue carte al cielo per mostrare come quel sindacalista avesse mentito per una vita intera, arricchendosi alle spalle di chi credeva in lui; il sindacalista si disperava alla ricerca di una improbabile via di fuga, stretto com’era nella morsa di quella moltitudine. Memore del Vangelo catechizzò la folla, “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, e già alcune mani vagavano in cerca di pietre. Poi qualcuno riconobbe nell’uomo che aveva sollevato quei documenti e quelle accuse un medico che sapeva corrotto, e accusò pure il medico.
“Anche tu hai rubato, e queste carte lo provano”, e la calca si stringeva attorno al medico cercando giustizia.
“Tu, tu che accusi gli altri di furto, le vedi queste carte? Queste carte accusano te.”
Ma già quella voce veniva sopraffatta da un’altra accusa, e poi un’altra, ed un’altra ancora. Il sindacalista forte di un nuovo coraggio zittì la folla, poi la arringò.
“E’ inutile cercare di attribuire delle colpe. Tutti hanno documenti su tutti: nessuno è colpevole.”
E tutti sembravano avere carte contro tutti.
“Io no”, disse una voce che si spostava verso il palco. Un uomo di bassa statura ricacciò il sindacalista tra la folla per poi ergersi solo su quel pulpito, visibile da tutti, udibile da tutti.
“Io non avevo prove contro di voi quando sono venuto qui, né le ho mai avute in precedenza. E penso che nessuno abbia prove contro di me, perché non ho mai rubato. C’è qualcuno che possa provare che io abbia mai nella mia vita rubato qualcosa?”
E poi silenzio, e mormorii, e la conclusione che nessuno aveva prove contro quell’omino che giganteggiava sul suo trono di insopportabile onestà, la cui figura si stagliava come un bersaglio sul fondo dei palazzi che cingevano la piazza. Fu in quel momento che gli scagliarono contro la prima pietra, e poi altre, ed altre ancora. Un lamento lacerava ogni tanto la quiete di quella sera, e poi il silenzio. I primi già si dirigevano tranquilli verso le case e le osterie, ognuno bruciando i propri documenti.