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The High Cost of Living

19 Maggio 2009

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire, ed è parzialmente vero. Quando muore la speranza - almeno, un certo tipo di speranza - muore anche l’amore, almeno un certo tipo di amore. Ci si rassegna di fronte all’impossibilità di farsi comprendere. Ciò che era universale e totalizzante all’improvviso diventa soltanto un crepaccio buio dal quale non esiste speranza di risalita. La morte della speranza, la morte dell’amore diventano anche la morte di un individuo, una morte civile in cui ci si adagia poiché tutto ciò che un tempo aveva significato e parola ormai è consegnato al ricordo di qualcosa che non è più, cristallizzato in un’icona del passato, fotografia vitale che ricorda i magnifici momenti che non potranno mai più tornare, aumentando il dolore.
La madre di un mio carissimo amico è morta recentemente. Non posso né voglio riferire qui di tutti i dialoghi belli e a volte terribili che abbiamo condiviso in questi giorni, che sono consegnati ad una sfera intima nella quale sono racchiusi come preziosi. Mi accompagneranno per tutta la vita, come i volti delle persone che hanno lasciato un segno nel mio cuore. Un ricordo, però, lo posso condividere. Questo mio amico si stupiva delle sue reazioni, credeva che vivere un lutto così tragico fosse differente, come se una cosa del genere si potesse sfogare in un breve periodo di tempo. La verità, come dice Adone, è che certi pensieri non ti abbandonano mai: magari ci pensi soltanto per trenta secondi o anche meno, ma non esiste giorno della tua vita in cui tu non ti ricordi dell’assenza di qualcuno che hai amato.
A questo mio amico ho dato un solo suggerimento, quello di evitare di chiudersi in sè stesso per sfuggire al dolore. “Non se ne esce più?”, mi ha chiesto.
“Se ne può uscire”, gli ho risposto, “ma quando vedi le cose che hai perduto e le persone che hai ferito fa malissimo.”
Già, fa malissimo. Ma il prezzo da pagare, per quanto alto, è quanto serve per tornare a vivere. Perché chiunque sia stato spossessato di qualcosa di enorme prima o poi subisce il trauma della paura del rinnovo del fallimento, del rinnovo del dolore. Ma chiunque non ne esca è destinato a non vivere e ad allontanare ogni anima che cerca un contatto profondo, partecipato, relegandosi ad una vita quasi puramente funzionale, priva di grandi dolori, ma anche priva di grandi gioie.

The Truth

19 Maggio 2009

Non scordate mai che ogni giorno, ogni momento è quello giusto per inventare il futuro che si vuole. La morte è il finale di ogni storia. Tutti dobbiamo morire prima o poi. Quindi, una volta accettato questo, il problema si sposta sulla qualità della vita.

Michael J. Fox

Così è se vi pare

18 Maggio 2009

Il fine settimana è stato un delirio dominato da una serie di piccole e grandi rogne che hanno reso un tranquillo weekend al mare qualcosa di simile ad un calvario, tra elettrodomestici che saltano e computer portatili che non si accendono, per scivolare nelle ronfate fuori programma causa spossatezza e malessere. Mi sono sentito un rottame. Anche il mio umore era funereo, come se fossi stato in attesa della mazzata più terrificante della mia vita.

Tre uomini che passano il loro tempo in un appartamento a suonare hanno bisogno di cibo da sgranocchiare tra un pasto serio e l’altro. Abbiamo fatto incetta di schifezze, incluse delle caramelle gelatinose acquistate da Schlecker. Ne ingollo una e trasalisco, poi avviso gli altri due.

- Attenzione a quelle a forma di cappio, sono acidissime.

- Guarda che è un ciuccio…

Capolavori domestici

11 Maggio 2009

1976

6 Maggio 2009

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Illusioni

28 Aprile 2009

A volte scegliamo parole altrui per dire qualcosa a qualcuno solo perché quelle parole sono molto migliori di quanto ci sembra possibile fare in prima persona. Occorre poi sperare che il messaggio arrivi nella sua essenza più pura.

Una voce lontana mi ricorda il mito di Pandora e di quel vaso che aprì, sommergendo l’umanità con tutti i mali in esso contenuti. Lo chiuse solo prima che ne uscisse anche la speranza, lasciando il mondo alle prese con la disperazione.

Non potendo far altro che sperare ho eletto il mio domicilio dentro quel vaso.

Please don’t go
I want you to stay
I’m begging you please
Please don’t leave here
I don’t want you to hate
For all the hurt that you feel
The world is just illusion
Trying to change you

Noteboek

27 Aprile 2009

Karmacoma

27 Aprile 2009

Karma. E’ un modo come un altro per dire che il male che fai ti si ripercuote addosso e che il male che ricevi - volontariamente o involontariamente - verrà compensato da altrettanto bene. E’ una regola che parla di un equilibrio imperscrutabile, la cui applicazione non termina con la fine di una semplice vita. Non so se credo nel Karma, penso di no. Sicuramente mi piacerebbe che esistesse, ma avendone la certezza cesserebbe buona parte della poesia, che sta appunto nell’abbandonarsi al credere, e con essa svanirebbe anche il favore degli dei.

Nome fittizio: Adone. Non è proprio una bellezza ma chi se ne frega. Non lo chiamo così per prenderlo per il culo. Lo chiamo così perché chi sa già fa due più due e arriva a capire di chi si tratta. Per gli altri niente paura, è poco importante ai fini del racconto.

Dunque, Adone. E’ un buon tipo, piuttosto bizzarro, il che lo mette perfettamente nella media delle persone che conosco. Adone ha braccia grosse da fabbro e una naturale tendenza alle ossessioni a medio termine, poi rimpiazzate da altre ossessioni di natura completamente diversa. E’ innocuo, provocare volontariamente dolore non fa parte del suo DNA. Un tempo aveva un’azienda ben avviata che faceva intelaiature in ferro, gabbie per costruzioni. Aveva parecchio da fare e una squadra di squinternati alle sue dipendenze, che per quanto malmessi potevano sembrare lavoravano parecchio bene. Adone ha sempre sgobbato, sempre. La fatica non lo spaventa neppure adesso che l’età avanza. Adone aveva un socio di cui si fidava ciecamente, e come si può intuire in ogni storia facile e lineare, avrebbe fatto meglio a non fidarsi. Il tipo fuggì portandosi dietro i soldi, lasciando Adone alle prese con un’azienda piena di contributi e tasse non pagate (anche nel passato). Adone era nella merda, l’azienda fallì e a lui non restò altro che maledire il socio bastardo.

Passò qualche anno. Adone lavorava in fabbrica tentando di rimettere in piedi quel che rimaneva della sua vita messa in croce dalla cattiveria altrui. Si barcamenava. Un giorno qualunque stava leggendo il giornale al bar, e improvvisamente l’ordinaria amministrazione del chiacchiericcio di fondo venne squassata dalle sue urla di giubilo, da tifo calcistico. Adone era contento. Aveva appena letto che il tipo era stato pitturato da un TIR mentre usciva da un locale in Germania (credo) con un paio di prostitute. Risultato: tre morti. Quello non fu più un giorno qualunque.

Si dice che le vie del Signore siano infinite; chissà, magari quelle del Karma sono imperscrutabili e profondamente bastarde. Se lo vedete passare dalle vostre parti, speditelo qui da me: vorrei farci una lunga chiacchierata molto tranquilla, e se possibile farci qualche risata insieme. Eviterei in ogni caso le domande personali e lo lascerei lavorare in santa pace su di me, poiché a questo mondo è più facile sentirsi a credito che non in debito. E’ per questo motivo, probabilmente, che Dio nacque nella mente dell’uomo.

P.S.: M. suggerisce Karmageddon come titolo. Superbamente agghiacciante.

Le bugie dei pescatori

26 Aprile 2009

Canto per te che mi vieni a sentire,
suono per te che non mi vuoi capire,
rido per te che non sai sognare,
suono per te che non mi vuoi capire.

Area, Gioia e Rivoluzione

Chiunque ami la musica pensa che almeno un disco gli abbia cambiato la vita.

Fish Story propone una risposta a una domanda che appare maggiormente ambiziosa e ingenua: può una canzone salvare il mondo?

La risposta è indiretta, come si conviene ad una pellicola immersa in una filosofia Zen ben nascosta da una narrazione apparentemente leggera e divertente. Fish Story è un film che qualunque appassionato di musica dovrebbe vedere. Potrei parlarne per ore, come potrei parlare per ore di Closer dei Joy Division o di tanti altri dischi che ho amato alla follia. Perché Fish Story, prima ancora di vivere come storia scarsamente credibile se analizzata sotto l’aspetto del realismo, vive l’incanto del Rock, delle sue illusioni e delle sue delusioni per creare uno splendido omaggio alla musica intesa come sentimento scevro da compromessi con il pane quotidiano. Fish Story parla di persone pure che credono in qualcosa: è una storia troppo incasinata per poter essere osservata esclusivamente con occhi da bambino, ma solo possedendo anche quello sguardo si possono apprezzare appieno la magia e la commozione che pervadono una storia inverosimile fin dal titolo. Il suo messaggio reale è più profondo di quanto immediatamente apparente: è spiritually direct, come direbbero i Fugazi, affinché ognuno possa decidere, dentro di sè, quale può essere il potere di una canzone.

Lapide ad ignominia

25 Aprile 2009

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Piero Calamandrei