The same ethereal figure which stood before me the preceding night upon the steps of the Ducal Palace, stood before me once again. But in the expression of the countenance, which was beaming all over with smiles, there still lurked (incomprehensible anomaly!) that fitful stain of melancholy which will ever be found inseparable from the perfection of the beautiful.
Edgar Allan Poe, The Assignation (L’Appuntamento)
La perfezione della bellezza. Ripenso alle parole del racconto di Poe che amo di più, colmo di riflessioni sulla natura umana; e pur essendo immersi in atmosfere in cui l’estetica domina, la bellezza non è che un contorno, una scusa per parlare della totalità di un Amore impossibile fra due esseri pressoché perfetti eppure prigionieri, un Amore pienamente espresso soltanto con un appuntamento in un luogo che non conosce confini.
In quel racconto la contemplazione e lo sfoggio della bellezza sono un veicolo per esprimere sentimenti e sensazioni immerse in un esotismo che ben si addice al multiforme ingegno dello straniero, così diverso da quello di Camus: quest’ultimo è freddo e distaccato di fronte allo svolgersi degli eventi; privo di affettività, impegnato nella cronaca della propria non-esistenza fino alla constatazione, anch’essa fredda, della morte a venire. Una fine che egli sente come meritata, accettata senza particolare rimpianto o emozione come logica conseguenza delle proprie azioni. L’altro, invece, sembra essere - più che straniero al mondo delle emozioni - un apolide, un’anima priva di nazionalità, interessata alla contemplazione e all’amore della bellezza nelle forme e nei luoghi più disparati in cui essa si presenta con il suo carico metafisico di sentimenti, più forte di ogni esteriorità.
Perché in fondo per me la bellezza è semplicemente questo, un sentimento intimo che si traspone nella materia: il sentimento è assoluto, la materia soggettiva.
Ho anch’io la mia Marchesa Afrodite. L’ho allontanata anteponendo i miei bisogni ai suoi, le mie paure alle sue. L’ho persa per incuria, per incoscienza, per timore; per egoismo, colpa, scarsa capacità di comunicazione, poca costanza, viltà, orgoglio. Per aver tenuto una contabilità sentimentale che nulla ha a che fare con l’Amore, per paura di essere lasciato, per mancanze in pensieri, parole, opere; soprattutto per omissioni, e per aver dato per scontato qualcosa che invece si deve rinnovare giorno per giorno, senza alcuna certezza.
Eppure dentro di me quel sentimento è vivo, eterno, mai sopito, anche nella volontà ormai frustrata di dimenticare la felicità del passato. Mi prende alle viscere come un tempo, come un desiderio che si esprime attraverso la materia per diventare anima e ancora colpisce la carne, fino a far diventare ciò che è esteriore soltanto un punto di passaggio verso luoghi custoditi segretamente in una dimensione intima che non conosce affollamento o stridore, dove c’è soltanto il silenzio dello sguardo attonito ed estatico di chi ha raggiunto l’essenza più vera della bellezza.
Come cantava Nick Cave, far worse to be Love’s lover than a lover that Love has scorned. Io sono quest’ultimo, un amante deluso da sé stesso, protagonista in prima persona della propria perdita. Felice, comunque, di essere stato amato, consapevole che prima o poi arriverà quella pace che non ho mai desiderato o cercato fino ad adesso, fosse anche soltanto con la morte, o con la sconfitta dei miei egoismi da bambino abbandonato.
Perdersi per ritrovarsi, o per trovarsi. Non è un’idea poi così assurda. Quanto costa lo scoprirò giorno per giorno. Tutto il resto conta molto più del costo, ed è talmente grande da non poter essere misurato.