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Archivi per la categoria ‘Todesarten’

Like a Mother Demented

Lunedì, 7 Luglio 2008

Sto recitando una prece per il susino (alias Prunus Domestica) di casa mia che se n’è andato - letteralmente - di schianto, per via di un temporale estivo piuttosto violento come ne capitano talvolta da queste parti, e anche per il fusto indebolito dall’attacco di qualche insetto particolarmente bastardo che sarà oggetto di future attenzioni a base di insetticidi piuttosto cruenti affinché gli alberi sani rimangano tali.

Mi restano un nocciolo contorto, un prugno e il fico bianco (senza ovviamente contare il ribes), e probabilmente un po’ di legna da ardere per il caminetto quest’inverno.

Più avanti sceglierò come rimpiazzare il susino. Non mi dispiacerebbe una bella mimosa. Si accettano suggerimenti, anche perché dovrei piantare più di un albero (quattro, per l’esattezza). Niente pini o abeti, please. Crescono troppo e sporcano.

“Meglio lui che io”, dice mia madre appena rientrata con un sorriso a mezza bocca. Pensavo la prendesse peggio. A me resta la consolazione di averle raccolto le susine qualche giorno fa, quando me l’ha chiesto, contrariamente a quanto (non) facevo gli anni scorsi.

(P.S. Il titolo è quello di una poesia di Irving Layton e riguarda la natura, non certo mia madre.)

Against a Mechanical View of Life

Lunedì, 7 Luglio 2008

Pippa BaccaA maggio The Blog of Death paga il suo triste tributo a Pippa Bacca, degna nipote di quel Piero Manzoni che ha stabilito un’irridente equivalenza tra merda, arte e denaro inscatolando trenta grammi delle sue stesse deiezioni e offrendo ciascuna lattina in cambio di trenta grammi d’oro. C’è anche il link di un tributo su YouTube. I pochi commenti che ho letto sono un pugno allo stomaco: alcuni di stampo apertamente razzista, altri invece permeati del cinismo tipico di chi si diverte a giudicare la vita di chi non voleva il male degli altri, né ne procurava.

Sarebbe facile giudicare Pippa Bacca come una persona bizzarra la cui capacità di giudizio era offuscata da un sogno, o da quel credo che il Blog of Death riporta in apertura: she believed in the kindness of humanity. D’altronde la sua stessa fine sembra sconfessare quel credo, o quantomeno ridimensionarlo e porlo in prospettiva diversa. Non è così e non lo è mai stato. Pippa Bacca, a suo modo, pensava di avere una missione, e forse non avrebbe mai pensato di incontrare una morte atroce durante il suo viaggio; ma quello di cui si può essere certi, viste le ragioni del suo gesto artistico, è che fosse anche pienamente cosciente dell’esistenza non solo della gentilezza, ma anche dell’aggressività e della brutalità di cui molti esseri umani sono capaci, e che cercasse di combatterle con azioni di segno opposto. La sua morte avviene per mano di uno sciagurato, straniero ai sogni di Pippa, come molte altre che avvengono quotidianamente per ragioni simili, ancorate ad una sfera di bisogni che devono essere sfogati violentemente oppure inquadrati in un rigido insieme di regole che non prevedono pietà o comprensione, bensì soltanto logiche di appartenenza e di isolamento ideologico che prevedono la sopraffazione dell’avversario, anche quando disarmato.

Così la galleria dei ritratti di persone che hanno pagato con la loro vita il prezzo di un sogno pacifico s’allunga ancora, e non smetterà presto. Ma il sogno non muore con Pippa.

(Perché il gesto artistico non muore con l’artista: se Piero Manzoni fosse ancora vivo riderebbe della voce che gira sulle sue lattine che esplodono a causa della corrosione del metallo…)

To One in Paradise

Domenica, 18 Maggio 2008

The same ethereal figure which stood before me the preceding night upon the steps of the Ducal Palace, stood before me once again. But in the expression of the countenance, which was beaming all over with smiles, there still lurked (incomprehensible anomaly!) that fitful stain of melancholy which will ever be found inseparable from the perfection of the beautiful.

Edgar Allan Poe, The Assignation (L’Appuntamento)

La perfezione della bellezza. Ripenso alle parole del racconto di Poe che amo di più, colmo di riflessioni sulla natura umana; e pur essendo immersi in atmosfere in cui l’estetica domina, la bellezza non è che un contorno, una scusa per parlare della totalità di un Amore impossibile fra due esseri pressoché perfetti eppure prigionieri, un Amore pienamente espresso soltanto con un appuntamento in un luogo che non conosce confini.

In quel racconto la contemplazione e lo sfoggio della bellezza sono un veicolo per esprimere sentimenti e sensazioni immerse in un esotismo che ben si addice al multiforme ingegno dello straniero, così diverso da quello di Camus: quest’ultimo è freddo e distaccato di fronte allo svolgersi degli eventi; privo di affettività, impegnato nella cronaca della propria non-esistenza fino alla constatazione, anch’essa fredda, della morte a venire. Una fine che egli sente come meritata, accettata senza particolare rimpianto o emozione come logica conseguenza delle proprie azioni. L’altro, invece, sembra essere - più che straniero al mondo delle emozioni - un apolide, un’anima priva di nazionalità, interessata alla contemplazione e all’amore della bellezza nelle forme e nei luoghi più disparati in cui essa si presenta con il suo carico metafisico di sentimenti, più forte di ogni esteriorità.

Perché in fondo per me la bellezza è semplicemente questo, un sentimento intimo che si traspone nella materia: il sentimento è assoluto, la materia soggettiva.

Ho anch’io la mia Marchesa Afrodite. L’ho allontanata anteponendo i miei bisogni ai suoi, le mie paure alle sue. L’ho persa per incuria, per incoscienza, per timore; per egoismo, colpa, scarsa capacità di comunicazione, poca costanza, viltà, orgoglio. Per aver tenuto una contabilità sentimentale che nulla ha a che fare con l’Amore, per paura di essere lasciato, per mancanze in pensieri, parole, opere; soprattutto per omissioni, e per aver dato per scontato qualcosa che invece si deve rinnovare giorno per giorno, senza alcuna certezza.
Eppure dentro di me quel sentimento è vivo, eterno, mai sopito, anche nella volontà ormai frustrata di dimenticare la felicità del passato. Mi prende alle viscere come un tempo, come un desiderio che si esprime attraverso la materia per diventare anima e ancora colpisce la carne, fino a far diventare ciò che è esteriore soltanto un punto di passaggio verso luoghi custoditi segretamente in una dimensione intima che non conosce affollamento o stridore, dove c’è soltanto il silenzio dello sguardo attonito ed estatico di chi ha raggiunto l’essenza più vera della bellezza.
Come cantava Nick Cave, far worse to be Love’s lover than a lover that Love has scorned. Io sono quest’ultimo, un amante deluso da sé stesso, protagonista in prima persona della propria perdita. Felice, comunque, di essere stato amato, consapevole che prima o poi arriverà quella pace che non ho mai desiderato o cercato fino ad adesso, fosse anche soltanto con la morte, o con la sconfitta dei miei egoismi da bambino abbandonato.

Perdersi per ritrovarsi, o per trovarsi. Non è un’idea poi così assurda. Quanto costa lo scoprirò giorno per giorno. Tutto il resto conta molto più del costo, ed è talmente grande da non poter essere misurato.