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Archivi per la categoria ‘Nulla’

Sabato, 20 Giugno 2009

And whether I live forever, or am doomed to die earth bound, it doesn’t matter, you may let the years drip from my face as the world turns round and round…

But as long as I can breathe, can lift my voice and make a sound, in everything I am, in everything I do, I am your servant, I need you.

Anniversario

Sabato, 30 Maggio 2009

Un uomo siede su una panchina, legge un libro, o tenta di farlo. I suoi pensieri sono altrove. Per un istante volge lo sguardo a sinistra, vede una sagoma, distoglie lo sguardo facendosi violenza. Si rannicchia ancora di più sul libro, quasi a racchiuderlo, mentre pensa “Ti prego, ti prego, ti prego”. Sente i passi davanti a sè, vorrebbe guardare ma ha un’idea in testa, forse sbagliata. Poco dopo risente gli stessi passi, la stessa presenza che viaggia in direzione inversa. Non accade nulla.

Il nulla, talvolta, è soltanto una bugia che non può essere svelata, poiché parlarne sminuirebbe il significato di un viaggio, di ciò che ha insegnato, di ciò che si è vissuto. E’ qualcosa che vive nelle cose che si sono perse per strada: alcune mancano in maniera indicibile, altre vivono in assenze volontarie, tangibili, prive di qualsiasi costo, come tutte le cose che crescono spontanee, di cui ci si accorge - con meraviglia - gettando uno sguardo distratto che genera un sorriso compiaciuto e bonario, appena accennato.

Il nulla, talvolta, è soltanto un passo verso la ricerca della felicità. Vive nelle emozioni non più soppresse, nella gioia del momento, nel lento svanire della rabbia ultradecennale per un presunto spossessamento, nella morte naturale di una logica di opposizione. Questa morte non intacca né il desiderio né il sentimento, e neppure il dolore.

Illusioni

Martedì, 28 Aprile 2009

A volte scegliamo parole altrui per dire qualcosa a qualcuno solo perché quelle parole sono molto migliori di quanto ci sembra possibile fare in prima persona. Occorre poi sperare che il messaggio arrivi nella sua essenza più pura.

Una voce lontana mi ricorda il mito di Pandora e di quel vaso che aprì, sommergendo l’umanità con tutti i mali in esso contenuti. Lo chiuse solo prima che ne uscisse anche la speranza, lasciando il mondo alle prese con la disperazione.

Non potendo far altro che sperare ho eletto il mio domicilio dentro quel vaso.

Please don’t go
I want you to stay
I’m begging you please
Please don’t leave here
I don’t want you to hate
For all the hurt that you feel
The world is just illusion
Trying to change you

You’ll Never Walk Alone

Lunedì, 20 Aprile 2009

Vorrei soltanto dirti che le parole che ho sentito più spesso in quel giorno concitato e orrendo avevano tutte lo stesso significato: il volerci essere, l’esserci. “Se c’è bisogno di qualcosa”. Le parole che ho sentito mi dicono che tutti quelli che ti conoscono ti abbracciano. Le parole che ho sentito sono la testimonianza ultima del fatto che sei una persona speciale, non soltanto per me.

La Lontananza

Lunedì, 9 Marzo 2009

PRIF, di cujè, ch’ è l’unic miò content,
Sòi cadavar spirant, sòi senze cuur;
Vite no hai, e ogni moment jò muur,
No vif, e pur de muart sint il torment.

Oh de fuarze di amor tragic portent!
Oh di cas amoròs enigme oscûr!
Oh fatal miò destin pervers e dûr!
No muur, no vif, e sòi muart e vivent.

Bref content mi compense un lung martir:
Da te lontan sint l’ anime trafite,
E pur simpri cun te sta il miò pinsir.

Se atrai lu fiar virtut di calamite,
Cussì di biele bochie un sol suspir
Di tornami è bastant da muart a vite.

Privo di colei che è il mio unico contento
Sono cadavere che respira, son senza cuore;
Vita non ho, e in ogni momento muoio,
Non vivo, e pur della morte sento il tormento.

Oh, forza d’amore tragico portento!
Oh, di petto amoroso enigma oscuro!
Oh, fatale il mio destino perverso e duro!
Non muoio, non vivo e sono morto e vivente.

Breve contento mi compensa d’un lungo martirio:
da te lontano sento l’anima trafitta
e pur sempre con te sta il mio pensiero.

Se attrarre il ferro è virtù di calamita
d’una così bella bocca un sol sospiro
è bastato a farmi tornare dalla morte alla vita.

Ermes di Colloredo

Per qualcun altro: avevo ordinato un paio di copie di Lino  Straulino cjante Ermes e mi sono arrivate per mano del buon L. R. . Per chi riceverà la sua tra qualche mese a causa della distanza, un piccolo promemoria. Tutto il mondo è pieno di matti, e anche in quel lontano Nord ce ne devono essere parecchi.

Lunedì, 9 Febbraio 2009

Sabato, 10 Gennaio 2009

Mio fratello che guardi il mondo

Giovedì, 8 Gennaio 2009

Amico mio meraviglioso,

tu che sai chi sei, tu che sai chi sono meglio di tanti altri, compagno delle tante risate con cui ci difendiamo dalle ricche miserie degli uomini perché niente è come sembra, tu che conosci il mio solo inferno, è difficile dirti quel che penso, quel che provo, perché sono sempre le stesse cose, e cioè che non ti capisco. Non capisco il silenzio in cui ti chiudi nella speranza di un’improbabile illuminazione, nell’attesa di capire ciò che non si può capire, ma soltanto sentire. Qualche giorno fa sono passato da te mezzo sbronzo e t’ho aggredito con verità che forse solo i miei occhi vedono, che forse solo i tuoi occhi non riescono a vedere, t’ho visto gettato sul divano trincerato dietro ai tuoi “Lo so”, come se il sapere facesse una differenza. Qui, amico mio, c’è ben poco da sapere. Il resto, riassumibile con la parola amore, lo sai già. Quel poco che manca si chiama coraggio, o paura, che diversamente da quel che dice Zekkini non sempre è la migliore amica dell’uomo.

Ricordo che qualche giorno fa mi dicesti che la coscienza delle scarpe troppo strette d’uno splendido amico comune t’aveva dato una botta, t’aveva invitato al risveglio. Ricordo ancora il capodanno passato con te, con i tuoi desideri, come tu l’hai passato con i miei. Dimmi, cosa chiedono quei desideri, se non felicità? Sei proprio sicuro di non averla a portata di mano? Cosa ti spaventa, la perfidia di un attimo di sconforto che ti vede - ancora una volta - impaurito? Dov’è la sicurezza di qualche giorno fa? Non posso, non voglio credere che basti così poco a ferirti. Nessuno lo vuole credere, come nessuno crede che quelli saranno momenti che svaniranno per magia. Capiteranno ancora, se farai determinate scelte. Se invece ne farai altre rimarrà soltanto il rimpianto di ciò che era e non è più, di ciò che avrebbe potuto essere e non sarà. Perché c’è ancora - e molto più di quanto tu pensi - chi crede in te, e ci crede oltre ogni possibile evidenza, oltre ogni possibile errore del passato, pure con il suo carico di conseguenze. Poco importa che una richiesta di rassicurazione giunga in un modo che ti ferisce oltre ciò che dovrebbe: ciò che conta davvero è la risposta che giace sul fondo del tuo cuore, e che tu soltanto conosci nella sua interezza. Sarebbe bastata soltanto quella risposta, e il dolore sarebbe svanito.

Ieri, un’altra piccola voragine. Cos’è che ti spaventa, sapere che qualcuno aveva investito su di te? Che ti ama al punto di pungolarti con metodi discutibili, ma pensa solo di farlo per il tuo bene, ed è davvero per il tuo bene? E’ davvero questo che ti spaventa, o è quel che pensi di non poter dare? Quel che pensi di non poter dire, quel che non dici? Ti conosco come una persona estremamente generosa e tollerante; arguta, gioiosa, con quell’amore per il grottesco che aiuta a ridere e vivere nei momenti più bui. E’ un amore che condividi con qualcuno di prezioso, per il quale nutro un’ammirazione e un rispetto che non sono secondi a quelli che provo per te. Una persona come quella - come del resto te - non nasce ogni minuto, e sprecarla per torpore e paura è da incoscienti. E sia chiaro, non penso di sapere tutto, conoscere tutto: quello lo conosci te, e solo in base a quello potrai decidere. Ma come t’ho già detto ieri, non vivi su una nuvola: ciò che fai si riflette indissolubilmente su chi ti circonda, come ciò che non fai. Se ciò che non fai vive soltanto nella paura dell’irrecuperabile, combatti. Riprendi il futuro nelle tue mani.

Non piove sempre sul bagnato

Mercoledì, 3 Dicembre 2008

Acqua, acqua, acqua. Oggi mi saluta un sole pallido. Le mie peregrinazioni professionali mi fanno attraversare ponti dove anche i rivoli sono rigonfi, i torrenti straripano e i fiumi si mangiano pezzi di campi. Il mostro sassoso chiamato Tagliamento doveva essere sul punto di esplodere due giorni fa. Oggi, sul ponte di Morsano, si vedono pochi segni del disastro passato.

A Grado e Lignano, mentre si ritirano le acque, procede la conta dei danni. Per Grado le immagini di questo utente su Flickr parlano chiaro. Aggiungiamo 200 abitazioni allagate, lo stradone che porta ad Aquileia impraticabile, lo Zipser sott’acqua come tutto il centro storico. Di fronte allo Zipser la gelateria di famiglia, all’inizio di Viale Europa Unita e a 50 metri dalla diga. Dunque, vediamo, la diga è sott’acqua e non funge più da diga, lo Zipser è sott’acqua, Viale Europa Unita è sott’acqua. Il calcolo sarebbe facile.

Invece no. Se mi è permesso dirlo mentre contemplo il disastro che ha colpito la terza città del mio cuore: che culo.

Revolution

Mercoledì, 24 Settembre 2008

Non c’è niente da fare. Tu domini.

Ore 09.45. Mi accorgo di essere nella merda, tecnicamente parlando. Gli imprevisti del mestiere. Non importa quanta perizia tu metta nelle cose che fai, che il tuo stomaco avverta, che il tuo cervello avverta: se ti trovi davanti a qualcosa che devi risolvere devi anche prendere i tuoi rischi, anche quello di finire momentaneamente nella merda. Cosa che capita, di tanto in tanto.

E sei lì che maledici tutti, da Microsoft all’imbecille che ha installato una macchina alla cazzo di cane e che ti ha messo in una situazione imbarazzante, a te che ti chiedi se in ultima analisi dovevi fare quello che hai fatto e la risposta continua a essere sì, perché l’alternativa sarebbe stata alzare le mani e disinteressarti di un problema causato da qualcun altro, aggravato dalla tua risoluzione. Ironico, eh? Fanculo. Trovarcisi in mezzo non è poi così ironico. “Non potevi sapere” non è una risposta, quando il tuo mestiere consiste in quello. Sapere. E sapere anche che non puoi sapere tutto, e agire di conseguenza.

Così, mentre viaggi di forum in forum per identificare il problema, primo passo verso la possibile soluzione, schivando il nervosismo che deriva dall’essere momentaneamente nella merda e quello che nasce dall’eccessiva prolificità della mamma dei cretini che parlano a vanvera, passo a passo smonti un percorso per poi rimontarlo in base alle informazioni ottenute. Esamini il tuo operato, rivedi i punti critici. Ricostruisci frammenti, verifichi ipotesi, aumenti la mole della tua conoscenza, ti prepari per tempi più bui. Sei quasi sul punto di cedere di schianto e ripartire da zero. Poi altri pezzi del puzzle vanno a posto, e capisci che hai passato due ore della tua vita a cercare il punto esatto in cui assestare la giusta martellata, e non è in mezzo alla fronte di chi ha deciso di usare un computer aziendale come cavia per i suoi esperimenti.

Prima di dare l’ultima martellata ripensi ancora una volta a quel pensiero parallelo che accompagna la maggior parte delle tue azioni. Tu domini. Così, mentre riavvio per l’ultima volta e finalmente il computer decide di fare quello che voglio io e non quello che vuole lui e mi tiro fuori dalla merda (tecnicamente parlando), mi accorgo che non mi interessa più di tanto ciò che ho risolto, ma ciò che non posso risolvere. Ciò che non posso controllare. Le mie emozioni. Te. La tua dominanza. Il tuo pensiero, caotico e incostante, che irrompe in ogni momento della mia vita.