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Archivi per la categoria ‘Inqualificabile’

La doppia bufala di San Petronio

Giovedì, 4 Giugno 2009

Ma a Bologna qualcosa andò davvero storto.

Leggi un articolo e sai che certi personaggi progettavano attentati alla metropolitana di Milano e alla basilica di San Petronio a Bologna. Quando? Nel 2006. Spataro parla di progetti molto vaghi. Mica è la prima volta che succede, dopotutto. La vaghezza è norma, la cautela è necessità. Perché magari fra un paio di giorni tutto svanisce in una bolla di sapone, o forse no, forse il tutto era già svanito tre anni fa, all’epoca del non-svolgimento dei fatti.

(more…)

Germano Mosconi, chi era costui?

Giovedì, 16 Aprile 2009

Academics

(Grazie a Szerenka. Per la cronaca l’espressione tradotta in modo creativo significa Scopati tua madre.)

May all your dreams be wonderful

Lunedì, 25 Agosto 2008

Uno degli aspetti più grotteschi del lavoro è la necessità di motivare al fatturato, cosa che di per sè è normale, per carità. Lo scopo di un’azienda è di fare soldi, dopotutto. Ma i motivatori non li ho mai digeriti, anche se mi divertono: non conoscono le pressioni a cui sei sottoposto e pretendono di spiegarti come lavorare meglio.

Io sto benissimo in mezzo ai casini, altrimenti non avrei scelto un mestiere che consiste in buona parte nella risoluzione di problemi. Sarei probabilmente andato ad annoiarmi in fabbrica, ma col tempo ho imparato a non farmi trascinare troppo, quindi adesso vivo abbastanza bene. Lo stesso certe dirigenze si peritano, con un certo entusiasmo, di proporre dei corsi che ti aiutano a lavorare meglio, in cui si sprecano le perle di saggezza. La mia preferita resta questa:

Non esistono problemi, esistono solo opportunità.

Vaglielo a dire che di fronte ad un disaster recovery (il nome parla da solo) non c’è opportunità che tenga, solo le bestemmie di chi resta fermo per almeno un giorno, se non di più. I casini, soprattutto se sono i tuoi, si chiamano con il loro nome. E si risolvono, magari sputando sangue o cancellandolo con cura, come Mister Wolf.

Poi questi benedetti motivatori, allo scopo di conoscerti meglio, ti propongono un quiz in cui ti viene chiesto se ti piacciono i fiori. Mica è una cagata, eh. E’ solo una mezza cagata perché è una versione ridotta (quindi parzialmente veritiera nei risultati) del Minnesota Multiphasic Personality Inventory, un test multifasico della personalità che serve a tracciare un profilo psicologico. Non ti scomodi nemmeno a dirgli che per certi versi è anche più di una cagata intera, perché tracciare profili psicologici, per la giurisprudenza del lavoro, è una cagata micidiale. Se vanno a fare certi numeri nell’azienda sbagliata rischiano di trovarsi di fronte a qualche brutto procedimento penale.

Ma io di fronte all’MMPI non mi scomodo di certo. Volendo saprei barare (perché lo conosco abbastanza bene) e far saltar fuori la personalità di Charles De Gaulle, o quella di Hitler. O quella di un pervertito qualsiasi, ma in fondo non ho alcun interesse a barare o a nascondere quello che sono. Al limite se quel che sono non piace mi trovo un altro lavoro.

Fatto sta che questi personaggi tendono a sparire piuttosto velocemente, e torna la pace combattuta di chi è abituato a stare in mezzo ai casini. La mia verità si trova altrove, in un bel sito americano, despair.com:

MOTIVATION. Psychology tells us that motivation- true, lasting motivation- can only come from within. Common sense tells us it can’t be manufactured or productized. So how is it that a multi-billion dollar industry thrives through the sale of motivational commodities and services? Because, in our world of instant gratification, people desperately want to believe that there are simple solutions to complex problems. And when desperation has disposable income, market opportunities abound.

Così nascono i maghi e i motivatori, e anche gli umoristi.

Il prossimo corso (se mai ci sarà) spero che sia in primavera inoltrata o in estate, così potrò indossare questa maglietta.

Peace and love, and bones for dogs (Ciao Nick!).

Blond Ambition (un post a ruota libera pieno di biondi, bionde e biondezza)

Lunedì, 11 Agosto 2008

Sono stati giorni difficili, aiutati dai disastri capitati a Grado e da una mattinata passata al lavoro per un’emergenza piuttosto grave, tanto da schiodarmi dalle ferie che iniziavano oggi. Adesso è tempo di facezie.

Nella mia facoltà eravamo pochi maschietti, pochissimi. Le ragazze si divertivano ad etichettarci e probabilmente una qualifica poco gratificante ce l’avevo anch’io, ma non l’ho mai saputo; non che sia importante, dopotutto. C’era anche questo tipo che aveva due soprannomi dovuti al suo aspetto e ai suoi modi: era alto e sempre sorridente, pareva uscito da Beautiful, ma le sue esagerazioni non facevano grande presa sul pubblico femminile. Era sempre vestito in completo nero, giacca e cravatta, impeccabile fino al ridicolo con la sua fidata ventiquattrore al fianco. La sua caratteristica fondamentale era il cromatismo inusuale che scaturiva dal suo volto vulcanizzato da troppe lampade, unita a quel capello biondo che alle ragazze pareva un po’ sospetto. Fu così che quel tipo bizzarro, perfetto per le coste californiane, fu denominato alternativamente ‘Panòle’ - Pannocchia - o Blond Ambition.

Blond Ambition era grezzo, grezzissimo. Quando mi si avvicinava mentre parlavo con qualcuno mi veniva la tremarella. Un giorno stavo parlando con una ragazza delle sue esperienze come segretaria presso un famoso mago quando Blond Ambition si avvicinò. Non ebbi il tempo di allontanarmi a sufficienza. La ragazza era appoggiata al termosifone bollente, io le stavo di fronte. Blond Ambition se ne saltò fuori con un esordio che mi fece venir voglia di sprofondare.

- Ma come fai a stare lì attaccata al termosifone, non ti bruci il culo?

Io non sapevo dove fuggire.

- Non mi da fastidio.
- Eh, lo so, a voi donne piace il caldo nel culo…

Così come era arrivato se ne andò, lasciandoci entrambi a bocca aperta. Io mi stavo vergognando conto terzi.

Da quel momento in poi fui molto più rapido ad eclissarmi poiché all’epoca non avevo gli anticorpi necessari a sopportare lo scarso tatto di determinate persone. Oggi certe cose, finché non le faccio io, mi divertono.

Faccio un salto di biondezza.

Kim Komando ha un bel nome da dominatrice e l’aspetto di quella che certi miei colleghi definirebbero una MILF. Ha una trasmissione radio particolarmente seguita in cui risolve rogne degli utenti di Windows dicendogli di reinstallare se gli manca qualche font e scrive anche articoli a sfondo tecnico che appaiono su più di 100 testate, incluse Usa Today e ABC News. Scrive anche per Microsoft dispensando improbabili consigli sulla gestione degli ambienti Small Business. Io eviterei accuratamente di seguirne alcuni per evitare un suicidio tecnologico.

Orbene, a Kim va l’indiscusso primato di aver fatto incazzare simultaneamente giornalisti, lettori sui generis, tecnici informatici, tecnici audio, musicisti, fruitori di materiale da meditazione e consumatori di droghe varie con un articolo che rappresenta un esempio da non seguire su come si fa giornalismo.

A quanto pare Kim Komando ha fatto una ricerca su Google, magari imboccata dal suggerimento di qualcuno, ed è finita su questa pagina, in cui un’azienda dalle pratiche tecniche discutibili commercializza delle fantomatiche droghe digitali. Non che sia roba nuova, ovviamente: aggeggi elettronici adatti allo scopo esistono da una vita, gli occhialetti pure, il software per autoipnosi anche.

Nonostante la valanga di informazioni disponibili la nostra Kim decide di scrivere un articolo che rivaleggia per quantitativo di inesattezze con un libro mito del rock, Adoratori del diavolo e rock satanico di Monsignor Corrado Balducci, una delle peggiori porcherie che si possano comperare dalle Suore Paoline, scritto e documentato con la stessa precisione che si può ottenere mettendo una penna tra le natiche del culo di una scimmia. Ad onore di monsignor Balducci va detto che egli stesso, durante il suo tour promozionale, ha ammesso di aver ricevuto una marea di critiche perfettamente documentate, quindi credo che sappia perfettamente che il libro non vale nemmeno la carta su cui è scritto. Ma tant’è, chi avesse un senso dell’umorismo grottesco e fosse poco incline ad incazzarsi vedendo i suoi idoli smerdati ingiustamente potrebbe apprezzare le perle contenute in quel libro, come l’attacco ingiustificato ai Dead Kennedys rei di aver scritto I Kill Children, canzone umoristica e frivola che inizia con un bel “God told me to skin you alive”. Monsignor Balducci, da vero caprone, scrive “Dio (cioè Satana) mi ha detto di scorticarti vivo”. Che ci potrebbe stare come interpretazione, se non fosse per un piccolo particolare: il poster allegato all’LP di Fresh Fruit For Rotting Vegetables contiene un collage in cui appare una vignetta in cui un prete si appresta a torturare un uomo messo ai ferri pronunciando quella frase.

La stessa ironica mancanza di documentazione permea tutto l’articolo della cara Kim, che prende la palla al balzo per attaccare i dischi contenenti binaural beats, che consistono in una particolare codifica stereofonica al fine di tentare di sincronizzare le onde cerebrali con il suono ascoltato tramite un paio di cuffie. La sua efficacia è però tutta da dimostrare, e parlo da sperimentatore interessato all’argomento: ci avrò provato decine di volte con risultati sempre deludenti, certamente irrisori rispetto all’ottenimento di un reale stato di alterata coscienza. Non che quest’ultimo sia facile da ottenere, comunque. Ci sono riuscito solo una volta nella vita e me lo ricordo ancora. Poter pilotare i propri sogni in una stanza buia e silenziosa mentre si ascolta nelle proprie orecchie una musica inesistente (e a tutto volume) mantenendo la perfetta coscienza del proprio io e del proprio stato di particolare veglia è un’esperienza indescrivibile, anche pericolosa se non si ha l’equilibrio necessario. In quegli stati si possono fare una marea di cazzate che hanno delle conseguenze sull’equilibrio psicologico. Per questo la gente tosta, che sa quello che fa, dice che cose particolari come la separazione dal corpo (o proiezione astrale che dir si voglia) devono essere praticate soltanto con l’assistenza di un esperto poiché la mente potrebbe rimanere intrappolata in uno stato di sospensione. Del resto, anche trattandosi di pura e semplice suggestione, sarebbe poco bello non riuscire a a rientrare nel proprio corpo…

(Incidentalmente, forse è per questo che non ho mai sognato di morire in prima persona e mi sono sempre svegliato di soprassalto in presenza di un ipotetico rischio; al massimo ho assistito al mio funerale visto da fuori, e nemmeno quella era una cosa particolarmente divertente.)

Ma Kim Komando va oltre agli stati di alterata coscienza ottenibili senza alcun tipo di ausilio chimico o tecnologico, perché il suo pane è l’informatica. Come per la tecnica del backward masking, quelle fantomatiche frasi incise al contrario su certi vinili rock, non esiste alcuna prova dell’efficacia dei binaural beats. Anzi, l’efficacia - se esiste - è in alcuni software dichiaratamente minore di quella che si ritiene possibile indurre tramite impulsi luminosi, tanto che vengono proposte tecniche di stimolazione sensoriale combinate (che nel sottoscritto inducono al limite uno stato di rilassamento non profondo, a differenza della meditazione trascendentale non coadiuvata alla quale ho accennato sopra.)

Mrs Komando accetta senza alcun contraddittorio le magnificazioni a scopo commerciale presenti sul sito di I-Dozer e prepara un articolo che va letto nella sua interezza per capirne la totale demenza. Non mi è mai capitato di leggere - a parte il libro di Balducci - qualcosa scritto con tanta supponenza e incompetenza, tanto da meritare la critica pressoché unanime di chiunque abbia avuto voglia di commentare.

Per chi volesse divertirsi con articoli e commenti:

Link all’articolo su USA Today.

Link all’articolo su ABC News

Un po’ di reazioni su Metafilter.

Ecco i miei commenti preferiti:

- This is the dumbest thing i’ve read all day and i work in internet advertising.
- Curses! Komando has once again foiled my attempt to control the minds of your hapless youth! But I shall have the final victory — BEWARE, HUMANZ! You may defeat the binaural beats, but you will be powerless before my Hypno-Phone3G (available anywhere fine electronics are sold, offer void in Hawaii and Idaho)!
Mbwa-ha-ha!

- I’m listening to the so-called headache helper over there in Idoze, right now, and if anything - it’s making my headache worse. SCREW YOU SCIENCE - I’M GOING BACK TO RELIGION.

- There are other dangers, too. Listening to binaural beats can lead to listening to Enya, which we all know is a gateway to lesbianism.

- Goddamn it that dealer sold me a half-hour of hiss.

- Analog hugs not digital drugs.

- They’ve caused countless fatal accidents, like traffic collisions.
If you’re driving with headphones on, you’ve already got problems beyond whatever you’re listening to.

- “…can music create the same effects as illegal drugs?” Can meditation create the same effects as illegal drugs? Can hypnosis create the same effects as illegal drugs? Can bungee jumping create the same effects as illegal drugs? Can sky-diving create the same effects as illegal drugs? Can snowboarding down a mountain in front of an avalanche create the same effects as illegal drugs? Can holding your breath while spinning round with your eyes closed create the same effects as illegal drugs? KIM KOMANDO! Be quiet! Stay quiet. Go away. And don’t come back.

- If you take the 1&0’s from this article and pass them through a synthesizer you can actually smell cow dung!

L’angolo del buonumore si arricchisce di alcuni bonus presi direttamente da YouTube. Lo chiamerò poco originalmente il Guinness dei primati, visto che l’uomo è un primate. Ecco dei promemoria.

Il record per i peggiori videoclip della storia per ambientazione, regia, bruttura di testi, composizione e arrangiamenti vanno a Jan Terri, oscura conducente di Cadillac che vendeva i suoi video ai malcapitati clienti. Come bonus aggiuntivo Jan Terri ha l’aspetto e il sex appeal di un troll norvegese. Ne ho visto uno identico a lei in un negozio di carabattole usate.

Ecco i corpi del reato:

Altri suoi orrori sono presenti su YouTube, incluso un tentativo di plagio di Get Down On It chiamato Get Down Goblin. Guardare a proprio rischio e pericolo.

Il record per la peggiore traduzione di una notizia d’agenzia va al TG1, in cui qualche personaggio alle prime armi ha tradotto blasted off (è decollato) con è esploso. La storia dello Shuttle si è quindi arricchita di una tragedia del tutto inesistente, smentita nel giro di qualche minuto con grande imbarazzo.

Il record per la peggiore canzone in lingua imprecisata va a Magic Voice, a cui spettano anche altri premi, ma preferisco sorvolare. Trazim Trazum resta un classico.

Il record per il mancato licenziamento in tronco va ad Alessandra Azzolini, che in questo servizio tratta il famosissimo collega Richard Hammond (specializzato in motori) alla stregua di un bizzarro venditore d’auto che per piazzare meglio il suo prodotto compie un esperimento. Hammond l’anno prima era sulle pagine dei giornali di mezzo mondo a causa del gravissimo incidente subito durante il test di un’auto con motore a reazione.

Il record per la telefonata più bella, vera o finta che sia, va a Paolo Bonolis e ai fratelli Capone. Per me non importa che il capolavoro sia volontario o involontario, sempre un capolavoro rimane. Abbiamo vinto il cavallo! Puro genio surrealista.

Vorrei poi tributare un doveroso omaggio a Valentina Vezzali e allo splendido giornalista che ci hanno regalato uno di quei momenti di Dio, Patria e Famiglia che ci accompagnano ad ogni Olimpiade. In un minuto secco di intervista post-medaglia sono riusciti a inserire l’intervento divino che ha donato il talento alla Vezzali, l’intero staff tecnico, la famiglia e le persone che guardavano da lassù, incluso il papà e il Maestro Tricoli che si starà toccando i baffi come faceva quando camminava ancora su questa terra. Senza ovviamente dimenticare Claudio Magro, l’allenatore, che voleva dare un “bacio profondo” alla moglie. Quanto alle Olimpiadi, per me sarebbero più belle se gli inviati non sembrassero appena usciti da un meeting di Comunione e Liberazione pronti a genuflettersi assieme agli atleti, e se venissero anche levati i siparietti all’aglio olio e peperoncino. Non che mi faccia schifo essere italiano, sia chiaro, e Valentina Vezzali ha tutto il diritto di dire quello che le pare finché non offende nessuno: mi piacerebbe però che i cronisti non scomodassero troppo l’intervento divino e che esistesse una narrazione di qualità, non titoli indecenti come “Flop Ferrari”: quella ragazza sputa sangue e anima per fare quello che fa. Una speranza delusa - per lei come per noi - non deve rappresentare il pretesto per farla sembrare una fallita. Gareggiava con un tendine malandato e non riusciva a trovare confidenza con gli attrezzi di Pechino. La sua onestà e l’impegno enorme meritano un trattamento migliore di quello che le è stato riservato. Ma cosa si può pretendere da un popolo che, come diceva Churchill, perde le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre?

Per contrappasso, giusto per ricordarci chi siamo e dove andiamo, ecco Renato, simil-italiota che partecipò al Grande Fratello ungherese. Solo la totale incompentenza linguistica e l’ingenuità possono permettere l’esistenza di fenomeni del genere.

Amaris in fundo, nessuna rassegna di crimini audiovisivi è completa senza Antonella Clerici. Perché la borra è la borra.

No Second Life

Sabato, 9 Agosto 2008

Così una sedicenne si spara con la pistola del padre. Il suo ex fidanzato aveva diffuso due anni fa delle sue immagini hard riprese col cellulare. Da quel momento la depressione, fino all’epilogo.

Sono storie del tutto normali che vengono favorite dalla facile disponibilità di mezzi di comunicazione di massa, e in alcuni casi anche dall’anonimato che spesso è possibile ottenere con relativa facilità.

Lori Drew è una delle persone più odiate su Internet. Assieme ad un’altra supercretina di nome Ashley Grills ha deciso di punire una ragazzina che aveva trattato male sua figlia architettando una trappola. Ashley Grills ha preparato un account su Myspace e ha inventato con Lori Drew il personaggio fittizio di Josh, un ragazzino simpatico e carino che ha avuto un’immediata presa su Megan Meier, che se ne era invaghita istantaneamente, debole dei suoi tredici anni, dei suoi chili che considerava di troppo e della sua depressione clinica.

Fino a quando Josh scrive a Megan che ha saputo che lei tratta male le amiche, e che il mondo sarebbe un posto migliore senza di lei. Megan reagisce come può, come sa: si suicida.

Quel che segue dopo è una storia di strana giustizia come ne esistono ovunque. Lori Drew rischia vent’anni di carcere per delle accuse che vengono portate avanti dai procuratori federali. Ha cambiato cellulare più volte ed è stata forzata a chiudere la sua attività, mentre la figlia ha dovuto abbandonare la scuola. Ovviamente hanno anche dovuto spostarsi, ma per via della notorietà amplificata da Internet è difficile che Lori Drew possa trovare una qualche forma di pace visto che anche le sue foto sono pubbliche, e in tutta onestà non soffro certo per lei. Sapeva della depressione di Megan. Era amica dei genitori. Piuttosto che esercitare la necessaria comprensione, o tagliare i ponti, ha deciso di vendicarsi, non avendo minimamente idea delle possibili conseguenze del suo gesto. Chissà, forse nella sua mente voleva solo dare una lezione, ma ha scelto un metodo del tutto sbagliato, impersonando un ragazzino che non esiste e ingannando la figlia dei propri vicini di casa.

Lori Drew verrà additata negli anni a venire come uno dei peggiori vampiri che la rete abbia mai conosciuto, odiosa come i pedofili che si mascherano per attirare le loro vittime. Perché Internet a molti può sembrare una facile occasione per costruiri una seconda vita o una facciata, ma ci sono altrettante persone che la ritengono un mezzo per comunicare onestamente con altre esistenze. A ciascuno il suo, e le conseguenze dei suoi gesti.

La ballata dell’amore cieco

Lunedì, 4 Agosto 2008

E’ un gesto volontario. Come quando a volte si vuole NON sapere. Un atto di fede nonostante ogni indizio contrario, nonostante le probabilità avverse, nonostante i silenzi che parlano di abbandono, forse peggio. Nonostante la sempre più facile possibilità di sapere.
Stupidità? Non direi. Al limite, un fastidio per gli occhiali da sole indossati da qualcuno durante una sfilata, e la voglia di non levarglieli con la forza. E una fiducia dura da abbattere, nonostante tutto.

AC~DC

Lunedì, 30 Giugno 2008

Fra le tante cose di questo weekend scelgo la terza scossa a 220 che mi sono preso nell’arco della mia vita.

La prima la presi quando avevo circa sei o sette anni rimanendo attaccato all’albero di Natale, o meglio, alla multipla delle luminarie. Le multiple all’epoca facevano un po’ schifo (come quelle della Fiat adesso), e anche gli impianti elettrici. Mi sono staccato da solo, e tutti mi vedevano come un miracolato. Ero troppo giovane per avere la sensazione del pericolo.

La seconda la presi quando avevo dodici anni, nella casa in cui sono in questo momento. Attaccai Il motorino a corrente continua 12 Volt che avevo estratto da un’automobilina per pista Polistil direttamente alla 220. Tenni la gabbia metallica del motorino con due dita della mano sinistra, e con la destra inserii i fili direttamente nella presa. Il motorino ronzò per qualche secondo a velocità folle mentre i miei nervi venivano allegramente percorsi da una scarica piuttosto dolorosa. Neanche allora erano obbligatori i salvavita, e infatti il differenziale non scattò. Mi staccai da solo e buttai via tutto. Non ricordo se ebbi paura, ma certamente non rifeci più l’esperimento, anche perché far andare un aggeggio a corrente continua con l’alternata era un’idea decisamente stupida.

La terza volta è storia fresca: stavo preparando una prolunga e l’avevo già posata in sede quando mi sono accorto che avevo dimenticato di inserire un anellino di gomma. Poco male: ho svitato la presa e l’ho afferrata con la mano sinistra per sistemare l’anellino. Unica svista, mi sono dimenticato di staccare la spina della prolunga e ho toccato i cavi con le dita.

La sorpresa è durata circa un secondo, il tempo di intervento del differenziale, che per mia fortuna funziona benissimo. E’ strano come, passato il pericolo, vi sia solo la percezione di aver fatto un’enorme cazzata che avrebbe potuto costare carissima. Eppure, dopo un breve controllo dei danni (una minuscola ustione sull’indice e un formicolio calante, che è svanito dopo qualche minuto) l’unica mia curiosità rimaneva quella di sapere se avevo avuto ancora una volta un culo micidiale o se l’elettricista aveva fatto un buon lavoro con la messa a terra. Tentando senza successo di accendere la luce ho avuto la mia risposta, quindi faccio le mie congratulazioni al mio lontano cugino Ennio, che a differenza di me sa quello che fa.

Domenica, 12 Marzo 2006

Ho passato buona parte del mio tempo su Indymedia a leggere e arrabbiarmi, fino a quando è apparso questo articolo a firma depression. E’ stata una liberazione. Non lo conosco, ma avrei una gran voglia di abbracciarlo.

diocane

diocane che brutta questa tristezza così sorda e profonda
diocane che immane cazzata
diocane che depressione avere regalato la notizia d’apertura ai telegiornali
diocane c’erano 50 mila persone in piazza a roma e non lo sa nessuno
diocane al cabaret del suicidio politico come risposta alla crisi
diocane all’adrenalina triste e sconfitta della propria foto col casco
diocane a vedere la gente che ti urla bastardi e non si può sempre dire che sono bottegai del cazzo
diocane a questi cazzo di trip da messa in scena dell’appartenenza, l’incapacità di stare sulle cose, il delirio delle parole vuote che dette così non hanno davvero più nessun senso
e soprattutto:
diocane la tristezza dei comunicati di solidarietà
diocane il magone di questo silenzio assordante di tutti noi che siamo tantissimi, ma ci esprimiamo in chat, ml, pulvuscoli paralleli che di fronte ai comunicati delle ‘realtà’ diventiamo un cazzo, sempre, anche se di quelle realtà abbiamo fatto o facciamo ancora parte
diocane al dolore di vedere luoghi e percorsi che siamo stati e che ormai non riusciamo più a essere e a tenere vivi con un senso
diocane la rabbia di compagni in carcere per una stronzata
diocane la pena di non sapere spiegare cosa volesse dire ’sta stronzata
diocane al testosterone che tira, alla gloria del gesto, all’identità dell’eroismo di merda
diocane a questo mare nero che sale dallo stomaco mentre ti ritrovi con un bilancio desolante fra le mani dopo che c’hai creduto per vent’anni e non sei nemmeno capace di non crederci più
grazie invece a tutte le realtà che non hanno espresso comunicati, è difficilissimo e terribile ma necessario
ogni tanto serve
diocane

The final solution

Sabato, 18 Febbraio 2006

La libertà di espressione è a mio avviso il valore fondante di qualsiasi altra forma di libertà e quindi non va discussa, non va fatto un singolo passo indietro. Ma chi gestisce il potere deve comportarsi in maniera decisamente più responsabile di chi quel potere non ce l’ha, soprattutto se è un rappresentante di una persona giuridica, di un’entità collettiva. Non si scherza con la pelle degli altri.
Detto questo, io avrei una soluzione al problema Calderoli: revochiamogli la scorta e facciamo una legge ad personam in modo da impedirgli di usare guardie del corpo e di portare armi in giro. Diamogli le difese tipiche del ragazzo di strada: un coltello in tasca. Così magari quelli che adesso sono soprattutto cazzi nostri diventano anche cazzi suoi.

Il silenzio degli imbecilli

Martedì, 10 Gennaio 2006

Così un giorno potrebbe anche capitarti di voler comunicare con dei comunisti che credono ancora nell’esistenza dello Stato con la esse maiuscola, di quelli che sul loro sito ti chiedono: “Scrivici”. E tu lo fai, da passato elettore di RC in cerca di conferme o smentite. A parte i referendum non mi ricordo nemmeno più da quanti anni non vado a votare, ma ricordo benissimo dove stava l’ultima crocetta che ho messo. Oggi che mi chiedo perché diavolo l’ho fatto e mi piacerebbe poter avere uno straccio di dialogo al riguardo. E’ un peccato che i due indirizzi mail che ho provato risultino in una frase che sul posto di lavoro mi creerebbe qualche grattacapo (anche piuttosto serio):

550 Sorry, no mailbox here by that name.

Scoprire nuovamente che la comunicazione non è interesse di Rifondazione Comunista è motivo sufficiente per cassare ogni velleità di illusione. Chi è causa del suo mal vada a cagare.