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Càpita.
Lunedì, 8 Giugno 2009“La rabbia è scomparsa, non ho altro che amore oggi per mio padre. Se potesse venire ed entrare nella mia stanza oggi lo abbraccerei e piangerei con lui”.
Parole semplici che non dimenticano la storia. Crederci o non crederci è una scelta personale. Ma sono cose che capitano e lo so per certo, non per sentito dire.
Capita di svegliarsi un giorno e non provare più rabbia. Capita di non sentirsi più la vittima di qualcosa di terribilmente ingiusto. Capita di non sentirsi più spossessati. Capita di vedere svanire le immagini ricorrenti più cupe che parlano di una vendetta impossibile, soltanto inconsciamente voluta: una vendetta che non avrà mai luogo, lacerandoti dentro.
Capita che i pensieri del passato ti abbandonino, che la miseria umana degli altri non ti ferisca più profondamente, che ieri sia ieri e che oggi sia oggi, e che finalmente domani possa essere un giorno ancora da scrivere. Capita così, in maniera naturale, non sai nemmeno perché; nemmeno te ne accorgi subito perché le cattive compagnie del passato non ti mancano, e il loro ricordo è soltanto la constatazione dell’assenza di qualcosa che consideravi erroneamente una forza propulsiva, ma che in realtà ti stava consumando; e capita che quell’assenza ti stupisca benevolmente per un attimo quando ne prendi coscienza per la prima volta, così, incidentalmente, apparentemente per caso, perché hai smesso di pensarci sempre e non hai realizzato che la rabbia nemmeno ti manca.
E ti accorgi che, perduta la rabbia, ti rimane la bellezza che ti appartiene.

