E ottobre, settembre, non è che faccia differenza. ‘Sono un uomo in cerca di sè stesso’ è qualcosa che va al di là del mese, al di là dell’anno, al di là del momento specifico. Chiedete a Siddharta, o a Capezzone. Ma per qualche motivo penso che Capezzone, tutto sommato, non abbia la risposta giusta.
Un maestro del travestimento. Uno Zelig, o forse, il Re della fuga, con lo stupido orgoglio di chi ci ha capito ben poco. E se cercate qualcuno a cui dare la colpa, risponderò soltanto che il postmodernismo è stata la mia rovina. E la mia gioia più grande.
Cioè quello che fa morire le piante anziché farle crescere rigogliose.
A quanto pare in questo periodo ho il pollice grigio tecnologico, vuoi per incuria, vuoi perché le attuali esigenze della vita non mi consentono di gestire come vorrei quello che vorrei; figuriamoci questo blog, allora.
Questo cappello introduttivo serve solo a dire che non funzionano i commenti (e da parecchio tempo), ma tutto sommato, visto lo scarso impegno profuso e le scarse frequentazioni, non è un problema. Casomai qualcuno avesse voluto commentare mi scuso, e provvederò quanto prima possibile a ripristinare la funzione di commento. Nel frattempo NON renderò disponibile la casella mail, che è sempre esistita ma che non ho mai controllato, per la semplice volontà di mantenere un’odiosa tradizione.
Da ieri si è acuita una strana sensazione, non determinabile tramite le parole, se non come l’immotivata percezione di un abisso.
E’ dura convivere con sè stessi, a volte. Meglio sdrammatizzare, anche se non è facile avere l’impressione di vivere in un libro di Thomas Bernhard, con la morte che tutto attorno banchetta e festeggia.
Weltanschauung, visione del mondo, o forse una visione che si trasferisce sul mondo che ti circonda. Più avanti ne scriverò, perché certe cose sono difficili da sublimare. E forse, nel mio caso, la scrittura aiuta. Per oggi speriamo soltanto che il mio stomaco mi lasci in pace (e che sia una bella serata).
Interrompo il mio silenzio in una data davvero importante.
(E avrei molte spiegazioni da dare riguardo alla mia assenza, ma non è ancora tempo, e probabilmente non lo sarà ancora per un bel po’.
Chi mi sta vicino vede, conosce e comprende. Quando la mia anima avrà davvero conquistato il silenzio a cui ambisco potrò tornare a parlare, da uomo libero, spero. Per il momento, Disconnected.)
Non sono d’accordo con la risposta che dà Will Oldham in questo suo capolavoro, anche se lo capisco benissimo, ma ciò che per lui è simbiosi per me è solo rapporto parassitico. Fairly just inseparable, dice. Non voglio pensarlo nemmeno lontanamente, e non si tratta di negazione: è l’esatto contrario. E’ il riconoscimento di un’incomprensibile furia distruttiva che ti vive dentro, che non può e non deve essere semplicemente controllata.
Preso da una botta di amarcord mi metto a cercare. Era un peccato perdere questo filmato a firma Santa Maria Video, alias GiPi. Il filmato è ancora reperibile tramite la memoria storica dell’Internet globale, www.archive.org. Internet non dimentica, o almeno, non dimentica tutto.